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LO STRAPPO Un percorso di educazione alla cittadinanza per scuole e associazioni
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recensioni

AA DI GIORGIO DENISE NUCLEO EFESTO 183° (2 parte)
Domenica 07 Apr 2024
Infine, il cambiamento rappresenta un concetto che sembra dare una svolta alle persone, ma che richiede al contempo uno sforzo dagli autori di reato che devono porre in essere per ottenere una rivisitazione delle loro responsabilità. Si tratta di un concetto astratto che ha bisogno di essere concretizzato attraverso l’utilizzo di risorse e di supporto. È bene sottolineare come l’immaginario collettivo non è consapevole che all’interno dell’istituto penitenziario si espia una pena attraverso un percorso rieducativo, in quanto per la società il carcere è considerato, ancora oggi, un luogo di custodia ossia di punizione, perdendo così nei confronti degli autori di reato qualsiasi tipo di interesse umano.
A.A DI GIORGIO DENISE NUCLEO EFESTO 183°
Domenica 07 Apr 2024
Nella seconda parte del documentario sono state trattate diverse tematiche, che sono però correlate tra di loro, in quanto il focus principale era ricercare chi fosse realmente LA VITTIMA di questo “strappo”.
La principale tematica che ha colto la mia curiosità e un forte interesse è stata la seguente frase “UN PERCORSO RIPARATIVO è quello in cui chi è stato vittima e chi ha offeso partecipano insieme attivamente con ogni altro membro della comunità che è toccato dal reato. Nella ricucitura degli strappi che hanno avuto origine dal crimine.”
È una frase che racchiude diversi concetti come DOLORE, ABBANDONO, CARCERE inteso come SCUOLA DI PAZIENZA, ORIGINE DEL CAMBIAMENTO, PERSONE, GIUSTIZIA ed infine PERCORSO RIPARATIVO.
È necessario soffermarsi su alcuni concetti fondamentali. La presenza del dolore che scaturisce da coloro che indagano (magistrati di sorveglianza, giudici di Corte di Appello etc.), il quale si ripercuote non solo sull’autore di reato, ma anche sui familiari dello stesso e persino su coloro che compiono questa funzione delicata.
Si tratta del dolore che gli autori di reato hanno cagionato nei confronti delle persone che hanno leso materialmente o fisicamente e anche nei confronti delle loro famiglie.
Emerge l’abbandono emotivo, un disagio che provano gli autori di reato e le loro vittime a causa delle lunghe tempistiche processuali che impediscono loro di ottenere nel più breve tempo possibile una sentenza definitiva.
A.A. Federico Capece NUCLEO APOLLO, CORSO 183°
Mercoledì 27 Mar 2024
Nel documentario si può apprezzare l'imprevedibilità della vita in cui si può essere vittima di una strage in un giorno comune della propria vita, come il ricevere la diagnosi di una malattia.
Si può anche vedere l'incoscienza dei criminali, sembra quasi che non siano a conoscenza delle leggi della società civile, le vittime di reato in alcuni casi subiscono un forte trauma che li segnerà per il resto della vita e magari un risarcimento economico sarebbe necessario per poter pagare le visite da professionisti psicologi.
I mass madia spesso si comportano come sciacalli e tramite la sofferenza delle persone cercano di vendere più copie possibili e di avere più ascolti possibili, una volta che il caso ha perso di clamore lo buttano via cercandone uno più fresco e che in quel momento faccia più notizia.
a.a. Montesano Francesco - Atena_183
Sabato 16 Mar 2024
Le stragi e gli atti di violenza di massa hanno un impatto devastante non solo sulle vittime dirette, ma anche sulle loro famiglie e sulla comunità nel suo complesso. Le famiglie delle vittime devono affrontare il dolore e il trauma della perdita, spesso con conseguenze durature sulla loro salute mentale ed emotiva.Le stragi hanno ripercussioni a lungo termine sulle vittime, sulle loro famiglie e sulla comunità, con effetti che possono durare per anni.È importante che le risorse e il sostegno siano disponibili nel lungo termine per garantire che le vittime possano continuare il loro processo di guarigione e reintegrazione nella società.
Le stragi rappresentano un'estrema forma di violenza che ha un impatto profondo e duraturo sulle vittime, sulle loro famiglie e sulla comunità nel suo complesso.
I mass media, a riguardo, spesso si concentrano sugli aspetti sensazionalistici delle stragi, trascurando l'aspetto emotivo e il dolore delle vittime e delle loro famiglie; possono essere guidati dai loro interessi commerciali, dando priorità alle notizie che generano più interesse piuttosto che a quelle che trattano in modo più compassionevole il dolore delle vittime.
Queste dinamiche possono contribuire a una percezione distorta della copertura mediatica delle stragi, con un'eccessiva enfasi sugli aspetti tecnici o sensazionalistici a discapito della comprensione dell'impatto emotivo e delle conseguenze a lungo termine per le vittime e per la società nel suo insieme.
A.A. Macco Francesca Atena 183*
Martedì 05 Mar 2024
Il video mi porta a riflettere sulla parola “vittima”, che oltre ad intendersi per chi lo è palesemente, chi cioè è colpito in prima persona dal fatto (i famigliari), si può far riferire anche a tutti i coprotagonista di questi avvenimenti. Così diventano vittime anche i magistrati e i giornalisti, vittime del giudizio della società, ed anche gli stessi autori del reato, vittime del loro stesso pensiero che non gli permette di redimersi dalle proprie colpe.
Un altro fattore determinante ai miei occhi, è che la drammaticità di tali eventi prosegue per un tempo illimitato, dovuto a tutto il contesto che si crea attorno al fatto ma soprattutto per il modus operandi dei giornalisti, che pur di svolgere il loro lavoro e per “fare notizia”, lasciano da parte l’empatia per far spazio al loro interesse.
Tutto questo genera una situazione di dolore continuo che non si riduce al mero fatto e che crea una soglia sottile tra chi è vittima e chi è carnefice.
A.A Vincenzo Elia
Martedì 05 Mar 2024
Dal mio punto di vista, il video fa riflettere sulla poco conosciuta realtà carceraria; interessante l'analisi del punto di vista esposto dai familiari delle vittime coinvolte in diversi tipi di reato. Senza dubbio, ha un peso evidente l'effetto, anche a lungo termine, del trauma causato dall'evento criminoso. Inoltre, trovo interessante il meccanismo giornalistico che si palesa dietro l'opinione pubblica e le conseguenze che quest'ultima può avere sulle persone coinvolte nei fatti. Particolarmente complesso è anche il lavoro svolto dai Magistrati di Sorveglianza con le innumerevoli difficoltà che comporta la loro delicata professione.
A.A Gianluca Merola Nucleo Efesto. 183 Corso
Martedì 05 Mar 2024
Questo documentario mette in risalto le storie delle persone che hanno commesso il reato e le testimonianze delle vittime .Nella prima parte del documentario vengono fuori svariate frasi dei famigliari delle vittime , che esprimono il dolore che queste persone convivono giorno dopo giorno e che avrebbero voluto aiutarli.
La “vittima”, come affermano gli stessi detenuti, non è vista come un essere umano, la deumanizzazione costituisce la precondizione dell’aggressività e della commissione stessa dei reati. Le vittime non esistono, non sono mai esistite per il criminale che non pensa di avere di fronte a sé un essere umano uguale a lui. La consapevolezza arriva solo successivamente, in carcere, quando si viene puniti per il reato commesso.
Un ulteriore aspetto toccato dal documentario sono i media, che trasmettono un messaggio sbagliato e distorto .
Matilda Avila Efesto gruppo A
Lunedì 04 Mar 2024
Trovo molto interessante vedere a confronto i punti di vista di due parti così contrastanti.
Penso che soprattutto il punto di vista dei detenuti venga solitamente preso poco in considerazione mentre dovrebbe essere fondamentale per capire cosa succede nella mente umana nel momento in cui si commette un reato così grave.
Oltretutto è importante anche per rinnovare sempre i programmi di rieducazione e portare detenuti a capire il male commesso.
Emerge anche l’importanza dell’ informazione delle persone esterne a questo contesto, perché questi casi ci fanno capire quanto possa essere utile un programma di reinserimento e che soprattutto non sia “ tutto inutile” o che “le pene siano troppo leggere” come si è soliti pensare.
Dunque penso che sia un esempio molto valido e che possa essere utile a sensibilizzare anche chi non si trova in quest’ambito.
A.A. ANTONIO ANNIBALE 183º CORSO NUCLEO EFESTO
Sabato 02 Mar 2024
L'argomento dei detenuti criminali che commettono reati e delle famiglie delle vittime è estremamente complesso e coinvolge molte sfaccettature emotive e psicologiche. Da un lato, c'è il dolore e la sofferenza delle famiglie delle vittime, che devono affrontare la perdita di una persona cara a causa di un atto violento o criminale. Questo può portare a traumi profondi, sensi di colpa, rabbia e difficoltà nel processo di elaborazione del lutto.

Dall'altro lato, ci sono i detenuti criminali che hanno commesso reati e che devono affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Questi individui possono provenire da contesti familiari difficili, con poche opportunità e scarsa educazione, che possono aver contribuito alla loro scelta di commettere reati. Il processo di redenzione e rieducazione può essere lungo e complesso, ma è fondamentale per permettere ai detenuti di confrontarsi con il proprio passato e di cercare di fare ammenda per i danni causati.

In questo contesto, è importante considerare anche il ruolo della giustizia riparativa e del perdono, che possono giocare un ruolo significativo nel processo di guarigione per entrambe le parti coinvolte. È un tema che solleva molte domande etiche e morali, e che richiede un approccio empatico e comprensivo per cercare di comprendere le diverse prospettive e trovare un equilibrio tra giustizia, responsabilità e compassione.
Antonio Flaminio 183 corso nucleo Efesto
Sabato 02 Mar 2024
il documentario ha evidenziato l'importanza della prevenzione del crimine, attraverso interventi socio-educativi e programmi di reinserimento sociale per coloro che sono a rischio di commettere reati. È fondamentale affrontare le cause alla radice, anziché limitarsi a punire le conseguenze.
il documentario mi ha fatto riflettere sulla complessità del sistema penale e sulla necessità di trovare un equilibrio tra giustizia, punizione e rieducazione. È importante che la società dia una seconda possibilità a coloro che hanno commesso errori, ma è altrettanto importante che si assumano le proprie responsabilità e si impegnino attivamente nel processo di rieducazione e reinserimento nella società.
In conclusione, il documentario mi ha aperto gli occhi su una realtà complessa le delicata, che richiede un approccio olistico e umanitario. Spero che possa sensibilizzare il pubblico e promuovere una maggiore consapevolezza sulla questione della criminalità e della rieducazione
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